A un certo punto anche la retorica (che non perde occasione per star zitta) sentenziò uno dei classici della sua ovvietà:
— “stare bene è soprattutto stare bene con il proprio corpo”
— vaffanculo... “chiedete e vi sarà dato,” “bussate e vi sarà aperto”, anche questa è saggezza popolare. Il corpo bussa, il corpo chiede. E’ biblico dargli un piatto di lenticchie, aprirgli la porta e servirgli - mica siamo tirchi - anche una spessa spalmata di foie-gras.
— con prudenza. Segui uno degli aspetti della virtù teologali.
— virtù? come la mettiamo con la “carità” che insieme a fede e speranza, è cardine di ogni virtù; all’interno delle classificate “intellettuali” e “morali”...
— sì ! ho scelto la più nobile del trittico: l’altruistica carità.
— carità?
— sì, carità, mica nel senso di elemosina, traduci “generosità”... per esempio fa tristezza pronunciare “dammi una piccola” (come la fiammiferaia), “generosità” è partire almeno da una “media”
— bissabile!
— “onomasiologico”!
— sì, ma perché mai tutte queste virtù si concretizzano in “generosi” kili superflui?
— si vede che il troppo stroppia.
— dovrebbe essere fisiologico, tanto bevi, tanto pisci.
— evidentemente anche gli enzimi si nutrono alla spina, trattengono il luppolo. Solo a pronunciarlo il “luppolo” gonfia la bocca, riempie.
— come dire “onomatopeico”
— anche se mi metto a dieta ho contro di me gli stessi miei anticorpi. Rigenerano con formidabile precisione, esattamente come prima, le maniglie dell’amore, le ciambelle salvagente, i braccioli, con tanto di paperetta
— come dire “omomorfosi”
— va beh, terra a terra, la ciccia è come una fisarmonica, è elastica. S’allarga, si stringe e si riallarga
— solo che adesso ha fatto band con un tamburo, s’è tesa come una grancassa...
— ahahah... almeno mette buonumore
— vaffanculo
— allora, per star bene con te stessa, sposa la campagna “grasso è bello!”
— vaffanculo
— è l’unica. Come nei rapporti: quando c’è incomprensione è perché non c’è dialogo. Hai provato a parlare col tuo corpo? a tu per tu.
— Ma quale incomprensione! ci capiamo benissimo, c’è il massimo della comunicabilità, dell’appagamento fisico, della complicità, siamo tutt’uno...
— simbiotici
— ma, visto il disagio nel quale mi ritrovo, dopo averlo accontentato, non è che mi sta prendendo per il culo?
— lui ti parla come Lucignolo
— sussurra direttamente a staffa e martelletto “Vuoi assaggiare questo torrone di Cremona, frutto della migliore tradizione dolciaria italiana, un fiore all’occhiello del made in italy nel mondo. Solo mandorle, zucchero a velo, chiaro d’uovo ruspante; sbattuto; biologico... Sano. Aggiungi un po’ di panna”.
Di scatto si alza dal divano e continua:
— guarda, vedi come è subdolo: tira in ballo l’antica arte pasticciera, le tradizioni dolciarie padane, l’orgoglio nazionale, il tricolore con tutta la banda dei corazzieri del quirinale, schierati all’insù con la mano sul petto... in realtà vuol soddisfare e chetare i denti affilati del branco di pirana che sguazzano negli acidi gastrici del mio stomaco
Cammina nervosa, si ferma di scatto, si guarda fissa in direzione dell’ombelico:
— comunque gli ho parlato. A lungo. Tra la doccia, lo specchio e la bilancia. L’ho accarezzato con piacere ruffiano, unto con body milk da 80 euro e gli ho detto “noi due dobbiamo parlare”
Gira su sé stessa come guardandosi in uno specchio che non c’è.
Sbotta:
— non mi trovo bene nel ruolo di una bambola gonfiata
— nemmeno sgonfiabile dopo la prestazione
— una mongolfiera
— ovalizzata con doppio cestello
— non mi distrarre
— vai avanti.
— caro corpo - gli ho detto - ho la vaga sensazione che tu sia stato formato al kgb di putin, alla sezione controspionaggio, intelligence, squadra “doppiogiochisti”
Alza il tono della voce...
— tu godi con me, chiedi goloso e di nascosto fai intesa col nemico, mi metti alla prova, ti vendichi, mi rovini, prepari la terza guerra mondiale, ...non mi vuoi bene.
E’ stato allora che tutti i rotoli dell’opulenza, all’unisono da corale, riuniti sulla balconata dell’organo, cortesi e “faus” come “piemunteis” venuti giù dal bricco :
—“noi lo facciamo per teee, honey”
— ehi, ehi, di corpo ho solo te. eppure cerco di mediare; dopo la nostra lunga discussione credevo di avere trovato con te un compromesso.
— e come?
— semplice. Concludendo non ti ho forse detto, sfinita dalla discussione: “tu, da oggi, ti prego, per favore, non mi mandi stimoli!, NON CHIEDI!, ...ed io non ti do”? okkey?
— l’importante è decidere
— “anzi, metto subito un postit sul frigo”
Il corpo sbotta irritato:
— guarda che non sono solo io “quello che chiede”, sembra che tu non te ne renda conto. Ti sei mai interrogata, per caso, su quel subdolo bastardo intermediario che tiene me e te insieme sulla corda? Quella “mente” di cui tu vai orgogliosa, così esigente, ma mai soddisfatta che se ne sbatte dei sentori della società civile. Dell'estetica imperativa e imperante. Non dialoga, sembra che giochi a backgammon con psiche.
— backgammon ?... il gioco nel quale fino alla fine si può ribaltare il risultato
— azzo, un messaggio di speranza. Ambiguo. Qui le cose si complicano...
— sì cara.
— vuoi dire che tu mi chiedi soddisfazione per placare le ansie capricciose di psiche? Deve rifarsi con me perché perde a backgammon?
— non si sa bene che rapporti abbiano fra di loro - mente e psiche - ma sta di fatto che sono sempre insieme anche se sono conflittuali.
— ok, glielo metterò per iscritto, articolando. Non serve mica un grande trattato
— un “dialogo su un minimo sistema”
— “endocrino”.
— mente e psiche si mettessero in videoconferenza col sistema linfatico, con le isole di Langerhans, l’epifisi e l’ipofisi, la tiroide e pure con le ghiandoline genitali!
— ok, ma non esageriamo
— che stress...
— rilassiamoci
— una birra?
— virtuosa?
— caritatevole...
— una media. Generosa e cruda.
— e la mente? e psiche?
— non val la pena essere conflittuali.
— cosa suggerisci per loro?
— mediamo con Apuleio?
— ok mi va, dedichiamogli i primi versi del libro V:
“Psiche riposò nel soffice prato, mollemente sdraiata nell’erba rugiadosa proprio come su di un letto, e calmò il grave affanno che le opprimeva la mente. Dormì quel tanto che bastò a ristorarla, e, quando si destò, aveva l’animo sereno”